Zoriah

Zoriah è un fotoreporter di guerra di cui apprezzo particolarmente il lavoro e il suo blog è sicuramente uno dei miei preferiti.

Innanzitutto il suo sito si discosta dalla maggior parte dei blog che conosco dedicati alla fotografia. In generale i blog di critica sono poco più che un susseguirsi di link ai siti dei fotografi con pochissimo o nessun impianto critico di accompagnamento. La maggior parte dei fotoblog in cui sono incappato invece mostrano le foto della domenica di qualche fotoamatore non troppo avvertito.

Zoriah

© Zoriah

Nel caso di Zoriah al contrario si tratta delle foto di un vero professionista, di un autore a tutti gli effetti, che le foto le sa fare e le fa veramente magnifiche. A volte si tratta di uno scatto singolo, altre volte di una vera e propria storia, come quelle che appaiono nelle riviste cartacee. Solo che in questo caso i servizi sono perfettamente gratis, spetta al lettore -se lo desidera- fare una donazione per sovvenzionare questo splendido progetto. Inoltre si tratta di fotogiornalismo indipendente, ovvero Zoriah può decidere indipendentemente cosa pubblicare sul suo blog, senza dover sottostare alle regole del mercato, a ciò che è politicamente corretto, ciò che fa tendenza e pubblico, dedicandosi ai progetti d’attualità che ritiene veramente importanti. Insomma, un po’ un sogno.

Zoriah

© Zoriah

Qualche tempo fa però Zoriah ha pubblicato sul suo sito un articolo in cui annunciava la chiusura del suo blog. Questo perché, pur essendo contento del sito e della partecipazione dei lettori, scrivere e preparare le immagini porta via tantissimo tempo. Visto che il lavoro ultimamente non va benissimo per la maggior parte dei fotografi del pianeta, e visto che le donazioni sul suo blog si erano rarefatte fino quasi a scomparire, Zoriah ha deciso che il tempo dedicato al blog sarà impiegato per cercare nuove commissioni, partecipare a borse e concorsi, sviluppare nuovi progetti e in poche parole, trovare un modo per sbarcare il lunario.

Zoriah

© Zoriah

È una scelta che mi ha rattristato, vista la qualità del progetto, ma che capisco perfettamente e che mi è impossibile biasimare, perché conosco in prima persona la situazione che descrive. Camera Obscura mi costa ogni settimana diverse ore di lavoro, anche intenso. Quando scrivo i tutorial di Photoshop cerco di essere il più dettagliato e preciso possibile, quando intervisto i fotografi mi documento a lungo sul loro lavoro ancora prima di iniziare a stendere le domande, cerco sempre di pubblicare articoli di alto livello, evitando introduzioni vage e superficiali agli argomenti trattati, cercando di generare contenuto di qualità, di fare informazione e cultura, le traduzioni sono un lungo e difficile lavoro. Tutto questo richiede una grande fatica e tantissimo tempo. Lavoro, sforzi e impegno che non hanno il minimo ritorno economico e che vengono offerti gratuitamente al lettore, persino senza pubblicità. Più volte mi sono chiesto se ne vale la pena. Mi piace pensare di offrire quello che conosco gratuitamente, di fare cultura in modo completamente disinteressato. Ma devo pur arrivare alla fine del mese pure io, e la situazione economica attuale effettivamente non è delle più rosee. Ho sempre pensato che un ritorno economico prima o poi sarebbe arrivato, o in forma di proposte di lavoro e collaborazione, o sotto forma di donazioni, anche di stampe per la mia piccola collezione, o nella creazione di un giro di amicizie e contatti legati al mondo della fotografia, o infine qualche forma che ancora non immaginavo. Tutto questo per il momento non è successo. Non sarebbe meglio allora prendere la stessa decisione di Zoriah, e investire tutto il tempo che perdo in Camera Obscura nel fare fotografia e promuoverla?

Zoriah

© Zoriah

Giusto qualche giorno dopo il suo intervento Zoriah ha scritto un altro articolo, in cui annunciava una scelta diametralmente opposta: invece di chiudere il blog dedicargli ancora più tempo, espandere i temi trattati, pubblicare tutorial e consigli pratici e tecnici, invitare altri fotogiornalisti in modo che mostrino le loro fotografie accanto alle sue. Il motivo di questa inversione di rotta è che Zoriah è stato sommerso di email e commenti in cui veniva pregato di continuare il suo fantastico lavoro, ed ha ricevuto un numero di donazioni tali da considerare il blog interessante anche da un punto di vista economico. O perlomeno, giustificare almeno simbolicamente il tempo dedicatogli. Fra parentesi, spero che questo articolo porti nuovo traffico al sito di Zoriah, e eventualmente stimoli pure qualche nuova donazione, in modo che questo bel progetto continui a respirare.

Zoriah

© Zoriah

Questa mi sembra proprio una bella notizia in questi tempi di recessione economica. Innanzitutto significa che il blog di Zoriah è ancora attivo, e continuerà almeno per un po’ a fornire gratuitamente le sue splendide fotografie, le sue storie di giornalismo indipendente, svincolate da qualunque logica che non sia quella di fare informazione. In secondo luogo vuol dire che, almeno in linea di principio, la gente si rende conto che ogni lavoro merita di essere pagato, che offrire gratuitamente un servizio non vuol dire necessariamente che non costi tempo, impegno e fatica, che esiste ancora chi -nonostante le difficoltà personali- crede nelle donazioni per sostenere un progetto interessante.

Zoriah

© Zoriah

I risultati non hanno tardato a farsi vedere. Nelle ultime settimane Zoriah ha pubblicato molte splendide fotografie (fra l’altro a risoluzione piuttosto alta) e molti ottimi articoli, il tutto ad un ritmo più sostenuto rispetto a prima. Fra i molti, il mio preferito e quello che trovo più toccante, è una reinterpretazione della famosa frase di R. Capa:

Se le tue foto non sono abbastanza buone vuol dire che non eri abbastanza vicino.

Lettura obbligata per tutti quelli che sostengono -posizione che non condivido minimamente- che i fotoreporter di guerra sono solo esseri cinici e senza cuore che approfittano del dolore altrui per fare belle foto (e riempirsi il conto in banca). E lettura consigliata per tutti quelli che vogliono ascoltare il punto di vista di un fotografo di guerra a proposito dell’importanza del coinvolgimento emotivo e dei rischi che corre in prima persona nella sua professione.

Zoriah

© Zoriah

Per finire questo articolo dedicato alla storia a lieto fine del blog di Zoriah, e per rassicurare i lettori di Camera Obscura, per il momento non ho intenzione di chiudere Camera Obscura, né di aggiungere pubblicità, né di renderlo un sito a pagamento, anche se naturalmente non posso escludere a priori una di queste tre eventualità per quanto riguarda il futuro. Come forse i lettori avranno notato ho però dovuto rarefare gli interventi, lasciar perdere le traduzioni a favore del contenuto, e appoggiarmi in parte sui contributi esterni.

Zoriah

© Zoriah

Scrivo su Camera Obscura perché mi aiuta a tenere traccia di quello che faccio e che penso, cosa che mi permette di avere un documento concreto per quando – in un secondo momento- devo ricordarmi come si faceva qualche cosa. E poi perché scrivere questo blog mi aiuta a pensare, a mantenere il cervello vivo, a non appiattirmi, a mantenere l’occhio e lo spirito sveglio. Questo è già, in un certo senso, una forma di compenso. Nonostante questo sarebbe bello se un giorno i lettori di Camera Obscura, riconoscendo il lavoro necessario per tenere in piedi un sito come questo, decidessero di contribuire concretamente al suo sviluppo. In questo caso farei proprio come Zoriah con il suo blog: aumenterei ancora di più il tempo e l’impegno che già dedico a questo progetto. Vedremo cosa riserverà il futuro…