Gilles Berquet: Mïrka e l’insetto

Senza titolo, 2000.
© Gilles Berquet

Le fotografie di Gilles Berquet sono un viaggio oscuro nel mondo dell’erotismo, senza disdegnare sadomasochismo, bondage, pissing, strani marchingegni e perversioni. In generale mi piacciono tutte abbastanza e non ho nessuna forma di pregiudizio o rifiuto per le fotografie chiaramente pornografiche, anzi apprezzo molto chi esplora a fondo i propri fantasmi e le proprie perversioni offrendole al mondo. Però la maggior parte delle sue immagini, dal punto di vista puramente fotografico, non mi colpiscono in maniera particolare, in alcuni casi non riesco a vedere al di là di una donna con le gambe divaricate e uno zampillo d’urina che vola verso l’alto.

Un’annetto fa però stavo sfogliando un suo portfolio in una galleria, delle splendide stampe bianco e nero minuscole, direi un 6x10cm o 10x15cm al massimo, su un grande foglio. Chiaramente stampe tradizionali, con tutto il fascino del bianco e nero analogico perfettamente riuscito, stampate con maestria con un gusto un po’ nostalgico e retro.

Personalmente amo particolarmente le piccole stampe. Le foto gigantesche sono sempre di impatto, ma anche quelle piccolissime, quando ben presentate, su un grande foglio che dia aria e spazio all’immagine, sono stupende. La percezione visiva si fa su un altro piano, si È invitati a chinarsi sull’immagine, a scrutarla da vicino. Si ha la forte sensazione di tenere fra le mani un oggetto prezioso, un piccolo gioiello. Tecnicamente, le stampe che non sono state ingrandite a dismisura conservano un po’ della finezza propria alle stampe per contatto, quella morbidezza e ricchezza di toni, i dettagli minutissimi, che fanno il fascino delle foto antiche.

Fra le immagini del portfolio di Gilles Berquet, una mi è subito saltata all’occhio per l’eleganza della composizione e l’intensità dello sguardo della modella. Una fotografia senza titolo del 2000, che rappresenta Mïrka Lugosi, l’amante e musa di Gilles Berquet, con un insetto nero sulla mano.

Ho subito amato il biancore della pella sullo sfondo nero e confuso, la mano in primo piano e il corpo al limite dello sfuocato subito dietro, l’insetto nero che cammina sulle dita della donna, scuro come le unghie dipinte di nero della mano. Ma è soprattutto il viso, lo sguardo di Mïrka, che rendono lo scatto intenso e indimenticabile. I capelli tagliati a caschetto, il trucco pesante, le labbra nere. Le pieghe ai bordi della bocca, quasi da strega, lo sguardo arrabbiato e crudele. Uno sguardo terribile, intenso, stravolgente. Potere assoluto delle tenebre, un concerto di malignità e perversione.