diciamo che io ad occhio avevo già modificato la curva fino ad ottenere dei risultati decenti, ma che non mi dispiacerebbe avere una curva da applicare come base ai negativi, senza stare li a diventare pazzo per ogni immagine.
a me di queste tecniche piace l’aspetto alchemico, quasi magico. purtroppo, pur riconoscendo una raffinatezza maggiore e un dettaglio eccezionale nella fotografia moderna, non vedo più questa sorta di giuoco di prestigio, di fenomeno soprannaturale, di miracolo, che mi travole ogni volta che un imagine appare su un foglio di carta comunissima per effetto di fenomeni chimici e fisici che solo in piccola parte riusciamo a comprendere.
Ps.
ti ho mandato 2 mail. mi confermi che le hai ricevute? altrimenti cambio casella di posta.
PPs. grazie devvero tanto per il tempo, la pazienza e la disponibilità 😉
]]>1) con la T3110 stabilisci il tempo Tref necessario e sufficiente per ottenere i neri. Esporre di più chiude inutilmente le ombre e richiede una curva di linearizzazione più drastica, esporre di meno non permette di ottenere la dmax propria al procedimento;
2) stampando la paletta dei colori utilizzando il tempo di esposizione Tref determini quale colore Cref permette di ottenere bianchi puliti. Le scelte in genere sono molteplici, bisogna sicuramente scegliere un colore vicino ad uno che da bianchi sporchi, perché, come nel caso del punto 1, altrimenti impasti le luci ed è necessaria una curva di linearizzazione molto più drastica. Al di la di questo alcuni colori, nonostante diano un bianco puro, funzionano meglio di altri per quanto riguarda il punto 3, quindi alcune prove sono necessarie;
3) stampi un gradiente utilizzando tref per l’esposizione e Cref per il colore del negativo. Questo serve a calcolare la curva necessaria per linearizzare la risposta.
Fatto tutto questo (a volte è una significa una montagna di ore) puoi creare una action che, presa un’immagine digitale, la inverte, la colora e applica la curva di linearizzazione. Per stampare poi basta usare il tempo di riferimento e aver cura di non modificare nessun parametro di stampa.
Quello della scansione è un problema concreto, diciamo che devi fare la miglior scansione che riesci a fare a colori, poi converti in scala di grigi, la pulisci dalla polvere, sfuochi ogni casella per levare il grano e fare la media e a questo punto fai i livelli con photoshop per ottenere una casella perfettamente e una perfettamente bianca. L’ideale sarebbe un densitometro, ma con un buon scanner si ottengono ottimi risultati. Scanner scadente invece significa solo grandi frustrazioni.
Una nota di massima: non passare la vita a fare test per determinare il negativo perfetto, il negativo deve essere solo uno strumento per la stampa, e non un fine in sé. Alcuni procedimenti (come il cianotipo) sono molto stabili, nel senso che se vari un po’ i parametri di stampa (carta, temperatura, etc) le caratteristiche di stampa variano relativamente poco, e quindi puoi utilizzare un negativo digitale anche variando la procedura di stampa. Altre tecniche, come la gomma, sono terribilmente sensibili.
Per quanto riguarda infine le tecniche antiche: già da un paio d’anni mi sono reso conto che, in termini di qualità reale delle stampe, il digitale contemporaneo è nettamente superiore a qualunque tecnica antica, compreso platino e carbone. Praticavo tecniche antiche solo per il piacere di farlo, come la barca a vela, che da un punto di vista puramente tecnico è sicuramente inferiore al motore, ma è molto più piacevole. Magari da vecchio riprendero’ a stampare, chissa’…
]]>oggi a lavoro ho avuto un po i tempo libero e ho letto un bel po di roba su questo e su altri siti linkati.
c’è un aspetto che mi sfugge (forse per questioni linguistiche) relativo alla scelta del colore da usare per il negativo.
sono consapevole che alcuni colori filtrano gli UV meglio di altri e capisco la logica di utilizzare un gradiente cromatico come quello citato (HSB-RNP Array).
tuttavia non sono sicuro di aver capito come legerre il risultato e quindi come scegliere il colore giusto.
ho anche un altra perplessità (e temo non sarà l’ultima, purtroppo per te 😉 )
correggimi se sbaglio.
io faccio prima una valutazione del tempo di posa con un gradiente tipo t3110
poi con gradiente cromatico hsb.
da questo ricavo il tempo di esposizione e il colore più indicato per il negativo (da vedere come)
poi creo un gradiente con chart trob e lo stampo.
lo espongo per il tempo di posa.
e lo scansiono.
ora però viene il primo dubbio, se è un cianotipo, come lo devo scansionare ?
a colori? in B/N?
oppure non importa?
spero di chiarimi le idee prima di averti ricoperto di domande fino alla nausea 🙂
ciao ciao
Ps. sebbene mi dispiaccia che tu abbia abbandonato(direi più tosto sospeso) questa attività, sono sicuro che ci ritornerai, io stampavo il bianconero quando avevo 12 anni, e poi per tutto il periodo dell’università non ho toccato una macchina fotografica… e adesso invece, piano piano… 😉
]]>Ps. oggi mi è arrivata una lampada di wood al mercurio ad alta pressione, spero di fare qualche prova di stampa nei prossimi giorni.
i tubi sylvania blb che hai usato tu , mi hanno detto che non sono più in produzione (anche se personalmente non ci credo molto)
grazie mille per la disponibilità, la pazienza e la chiarezza delle tue risposte.
ciao
Grazie mille
]]>A parte queste precisazioni, i negativi digitali in teoria funzionano indipendentemente dal formato e dal materiale di partenza.
Tieni presente però che, se non vuoi delle posterizzazioni nella stampa finale, devi partire da un file di 16bit (reali), quindi in digitale devi scattare in Raw e in analogico devi avere uno scanner che permetta di acquisire le immagini con questa profondità di colore. Se poi la posterizzazione non ti disturba, naturalmente puoi lavorare anche a 8bit.
Se stampi delle foto di 180cm, a meno che il dettaglio non sia essenziale per te, devi prevedere una macchina grande formato o uno stitch digitale. Per stampare un negativo di queste dimensioni poi hai sicuramente bisogno di un plotter. I trasparenti Agfa Copyjet, quando li ho comprati un paio di anni fa, erano disponibili anche in rotoli larghi 60 centimetri e lunghi qualche decina di metri, rotoli appunto per i plotter. Il prezzo del rotolo credo sia abbastanza elevato, ma credo che sia la soluzione più economica (relativamente agli altri sistemi) e più versatile. Se non hai accesso a una stampante grande formato puoi utilizzare tanti negativati di formato più piccolo, uno di fianco all’altro. Se guardi l’intervista a Massimo Attardi vedrai che lui fa proprio in questo modo.
Tieni comunque presente che stampare grande è molto difficile, almeno nella fase di apprendimento devi partire dai piccoli formati. La sola stampa per contatto, a meno di non avere un pressino o torchietto con un’eccellente sistema di pressione, rende necessario l’uso di un bromografo con pompa a vuoto, che non credo sia facile trovare delle dimensioni che citi. Probabilmente l’unica soluzione dai costi non proibitivi è farsi costruire un pressino su misura e stampare col sole. Se usi semplicemente carta baritata o la tecnica del cianotipo non avrai eccessivi problemi, ma se per esempio vuoi fare una gomma bicromata o un carbone devi essere veramente esperta per riuscire a stampare così grosso. Non è per scoraggiarti, per esempio Jean Janssis riesce a fare delle gomme di qualche metro di lato, è solo per dire che forse è meglio iniziare con un formato più contenuto, come l’A3. Una volta che sarai a tuo agio con i negativi digitali potrai passare ai formati superiori.
Per finire, la via dei negativi ingranditi analogici, Ovvero interpositivo e negativo ingrandito, la seguirei solamente se ne hai già a disposizione moltissimi, per esempio uno stock scaduto in una scuola di fotografia, perché i negativi di quel formato sono veramente cari e c’è tantissimo spreco, ci vuole un sacco di tempo e pazienza per imparare ad usarli correttamente.
In ogni caso, se mi dai qualche informazione in più cercherò di essere più preciso anche nelle risposte.
Ciao
f